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730/2024: il rigo 128 che fa perdere 1500€ alle famiglie italiane

Secondo le prime simulazioni dei CAF, circa 1,3 milioni di contribuenti rischiano una riduzione media di 1500 euro nel rimborso IRPEF per effetto delle nuove istruzioni 730/2024.

Il modello 730/2024 è entrato nel vivo tra maggio e giugno, portando con sé un dettaglio tecnico capace di incidere sul bilancio familiare più del previsto. Il riferimento è al rigo 128 del quadro C, dove si concentrano le detrazioni per lavoro dipendente e assimilati. Un piccolo spostamento di interpretazione da parte dell’Agenzia delle Entrate che, secondo i centri di assistenza fiscale, può trasformarsi in una perdita significativa per migliaia di famiglie con redditi medio-bassi.

Il nodo del rigo 128: dove nasce la differenza

Nel modello precedente, il rigo corrispondente accoglieva automaticamente alcune voci legate a premi produttività e arretrati soggetti a tassazione separata. Quest’anno la compilazione richiede un’indicazione manuale delle somme che danno diritto alla detrazione aggiuntiva prevista dall’articolo 1, comma 13 della legge n.197/2022. Un cambio minimo nelle istruzioni ma decisivo: molti software precompilati non propongono più l’importo predefinito e lasciano in bianco il campo.

L’Agenzia delle Entrate ha confermato la modifica nelle circolari pubblicate tra marzo e aprile, spiegando che l’inserimento automatico “non garantiva coerenza con i dati comunicati dai sostituti d’imposta”. I CAF denunciano però un effetto collaterale: chi non interviene manualmente perde fino a 1500 euro di detrazioni potenziali, senza alcun errore formale apparente.

I numeri della perdita media

Dalle elaborazioni della Consulta Nazionale dei CAF su un campione di 42.000 dichiarazioni emerge che:

  • il 37% dei modelli elaborati presenta differenze superiori a 800 euro rispetto al rimborso atteso;
  • il valore medio della perdita stimata è pari a 1487 euro;
  • la fascia più colpita è quella tra i 25.000 e i 32.000 euro di reddito annuo lordo;
  • il picco si registra nei nuclei familiari con due figli a carico e un solo reddito principale.

I dati coincidono con quanto rilevato da Federconsumatori, secondo cui l’errore o la mancata compilazione del rigo interessa quasi il 9% dei contribuenti che utilizzano la precompilata senza assistenza professionale.

Scadenze e margini per correggere

Il calendario resta invariato: invio entro il 30 settembre per tutti i contribuenti. Tuttavia chi ha già trasmesso la dichiarazione può ancora intervenire presentando un modello integrativo entro il 25 ottobre oppure un “correttivo nei termini” fino alla stessa scadenza ordinaria.

Detrazioni FiscaliQuadro E, rigo E83: l’omissione che costa cara ai contribuenti

I CAF segnalano che l’integrazione del rigo non comporta sanzioni né interessi se effettuata prima dell’elaborazione definitiva da parte dell’Agenzia. L’unico requisito è fornire copia della Certificazione Unica con evidenza dei premi o degli arretrati soggetti a imposta sostitutiva o separata.

A chi conviene controllare subito

L’attenzione maggiore deve arrivare da tre categorie di lavoratori:

Categoria Motivo di rischio Importo medio perso (€)
Lavoratori con premi produttività Mancata detrazione integrativa sul bonus 1200
Dipendenti PA con arretrati 2023 Tassazione separata non collegata al rigo corretto 1550
Lavoratori part-time ciclici Errori nella proporzione delle giornate retribuite 980

I consulenti fiscali sottolineano che proprio questi profili hanno maggiore probabilità di ricevere dati disallineati dal datore di lavoro all’Agenzia delle Entrate, motivo per cui la verifica preventiva diventa cruciale prima dell’invio definitivo.

L’effetto domino sui bilanci familiari

L’impatto non si limita alla singola dichiarazione. Per molte famiglie, quei millecinquecento euro attesi come rimborso rappresentano una rata d’affitto o due mesi di bollette energetiche. In un contesto in cui il tasso d’inflazione sui beni alimentari resta intorno al +6% annuo (dati ISTAT aggiornati ad aprile), ogni credito fiscale perso amplifica la fragilità economica domestica.

I sindacati dei lavoratori pubblici hanno già chiesto al Ministero dell’Economia e delle Finanze una rettifica automatica per le posizioni interessate, ma l’Agenzia replica che “l’onere della verifica resta in capo al contribuente”, confermando la natura individuale dell’adempimento.

Cosa fare subito per evitare la perdita

I commercialisti suggeriscono tre passi pratici:

  • accedere alla propria area riservata sul portale dell’Agenzia e verificare se il rigo C128 è popolato;
  • confrontare i dati con quelli presenti nella Certificazione Unica (sezione premi o arretrati);
  • se mancano importi dovuti alla detrazione integrativa, presentare correzione prima del termine utile.

Anche chi ha già ricevuto il rimborso può ancora recuperare l’importo presentando una dichiarazione integrativa a favore nei termini previsti dall’articolo 2 del DPR n.322/1998: cinque anni dal momento in cui è stata presentata la dichiarazione originaria.

Un dettaglio tecnico che diventa questione sociale

L’episodio mette in luce la distanza crescente tra complessità normativa e capacità dei cittadini di gestire autonomamente gli adempimenti fiscali digitalizzati. Mentre lo Stato semplifica sulla carta, l’interpretazione pratica si complica e genera nuove zone grigie tra chi conosce le regole e chi le subisce. Nel caso del rigo 128, la discrepanza non nasce da evasione né da errore materiale: nasce dal silenzio di un campo lasciato vuoto da un algoritmo aggiornato troppo velocemente.

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