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Modello 730: l’errore che fa scattare il controllo automatico del Fisco

Nel 2023 oltre 22 milioni di contribuenti hanno presentato il modello 730 precompilato entro la scadenza del 30 settembre, ma circa il 7 per cento delle dichiarazioni è stato bloccato dal controllo automatico del Fisco.

L’attenzione dell’Agenzia delle Entrate si concentra quest’anno su un dettaglio spesso sottovalutato, capace di trasformare una semplice dimenticanza in un accertamento lampo. Il modello 730, pensato per semplificare la vita ai lavoratori dipendenti e ai pensionati, nasconde infatti un meccanismo di verifica incrociata che non lascia spazio all’errore, soprattutto quando i dati trasmessi non coincidono con quelli già in possesso dell’amministrazione finanziaria.

L’incrocio dei dati che decide tutto

Il sistema informatico dell’Agenzia delle Entrate confronta automaticamente le informazioni inserite nel modello con quelle provenienti da banche, enti previdenziali, datori di lavoro e medici convenzionati. Quando anche solo un importo differisce oltre una certa soglia – fissata intorno ai 300 euro – scatta il segnale di anomalia.

Secondo un’analisi pubblicata dal Dipartimento delle Finanze, il 42 per cento dei controlli automatici deriva da incongruenze sulle detrazioni sanitarie, seguite da quelle per gli interessi sui mutui e dalle spese scolastiche. In molti casi il contribuente non ha modificato la precompilata ma ha aggiunto manualmente ricevute o scontrini non ancora comunicati dai fornitori.

  • Dati sanitari trasmessi in ritardo o parzialmente dai medici
  • Interessi passivi del mutuo mancanti nei flussi bancari
  • Spese universitarie indicate due volte, da genitore e figlio
  • Detrazioni per lavori edilizi non allineate al codice intervento

Quando l’errore diventa “anomalia”

L’invio della dichiarazione non chiude il percorso. Se l’Agenzia rileva discrepanze, avvia un controllo automatizzato (articolo 36-bis del DPR 600/1973). Il contribuente riceve la comunicazione entro pochi mesi: in media tra ottobre e dicembre dello stesso anno d’imposta.

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Il punto critico è la modifica del modello precompilato senza adeguata documentazione. Chi accetta la versione proposta dal Fisco evita ogni verifica preventiva; chi invece cambia importi o aggiunge spese deve essere pronto a esibire prove. È qui che si gioca la differenza tra serenità e attesa angosciosa della lettera raccomandata.

Le categorie più esposte al controllo automatico

I pensionati rappresentano oggi quasi metà dei soggetti controllati, secondo i dati diffusi dall’Agenzia delle Entrate a marzo 2024. Seguono i lavoratori dipendenti con più rapporti nello stesso anno e coloro che hanno percepito redditi occasionali o bonus temporanei come quelli edilizi o energetici.

Categoria contribuente % controlli automatici 2023
Pensionati 46%
Lavoratori dipendenti con più CUD 31%
Titolari di detrazioni edilizie 15%
Liberi professionisti con ritenute d’acconto 8%

I segnali che fanno scattare l’allerta del software fiscale

L’algoritmo di selezione incrocia campi precisi: codice fiscale dei beneficiari delle spese, IBAN dei conti associati ai pagamenti tracciabili, numero progressivo della fattura elettronica. Un errore formale – ad esempio indicare il codice fiscale incompleto del figlio a carico – può bastare a far apparire la dichiarazione come incoerente.

I tecnici informatici dell’Agenzia spiegano che il sistema di scoring attribuisce un punteggio di rischio da 0 a 10. Oltre quota 6 parte la verifica automatica; sopra quota 8 l’accertamento viene gestito da un operatore umano. La digitalizzazione velocizza ma riduce la tolleranza agli errori materiali.

Cosa fare se arriva l’avviso di irregolarità

Chi riceve una comunicazione può regolarizzare la propria posizione entro trenta giorni usufruendo del “ravvedimento breve” previsto dall’articolo 13 del decreto legislativo n.472/1997. Pagando solo una parte della sanzione (1/9) e gli interessi legali si evita l’avvio della cartella esattoriale.

Nella maggioranza dei casi basta inviare via PEC o tramite area riservata i documenti giustificativi: scontrini parlanti, quietanze bancarie, attestazioni INPS o certificazioni universitarie. Se tutto coincide con quanto dichiarato, la pratica si chiude senza ulteriori conseguenze economiche.

Evitare l’errore prima dell’invio: le tre regole decisive

L’esperienza degli ultimi anni mostra che le anomalie nascono quasi sempre dalla fretta e dalla fiducia cieca nella compilazione automatica. Prima di premere “invia”, conviene seguire tre passaggi minimi:

  • Scaricare e confrontare le certificazioni uniche (CUD) dei diversi datori di lavoro;
  • Verificare sul portale sanitario regionale che tutte le spese mediche risultino correttamente associate al proprio codice fiscale;
  • Mantenere copia digitale delle ricevute tracciabili superiori a 50 euro per almeno cinque anni.

L’equilibrio instabile tra semplificazione e controllo totale

L’obiettivo dichiarato dell’Agenzia delle Entrate è ridurre gli errori involontari grazie alla precompilazione dei dati; ma lo stesso sistema genera una rete di sorveglianza incrociata senza precedenti. La promessa di meno burocrazia convive così con una macchina capace di analizzare milioni di righe in pochi secondi.

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Nell’attesa della prossima campagna dichiarativa – dal 30 aprile al 30 settembre – resta aperta una domanda pratica: quanta autonomia può concedersi chi compila il proprio modello sapendo che ogni cifra è già nota al Fisco prima ancora dell’invio.

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