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Questa casella del Quadro C può ridurre la tua IRPEF del 15% (ma nessuno la compila)

Secondo i dati del Ministero dell’Economia, meno del 4% dei contribuenti italiani ha compilato la sezione destinata alle detrazioni per redditi da locazione nel modello 730/2023.

Ogni anno milioni di contribuenti cercano di alleggerire il peso fiscale tra bonus, detrazioni e deduzioni. Ma in mezzo a caselle note come quelle per le spese sanitarie o per gli interessi sul mutuo, ce n’è una che resta quasi sempre vuota: quella del Quadro C dedicata ai redditi da lavoro dipendente e assimilati. Proprio lì si nasconde un beneficio potenziale che può ridurre l’IRPEF fino al 15%, eppure pochissimi ne approfittano.

Una detrazione “invisibile” nel cuore della dichiarazione

Nel Modello 730, il Quadro C raccoglie le informazioni sui redditi da lavoro dipendente, pensione e altri redditi assimilati. Tra le righe meno conosciute si trova la casella relativa ai canoni di locazione per lavoratori dipendenti che trasferiscono la residenza per motivi di lavoro. È una voce prevista dall’articolo 16 del TUIR ma raramente utilizzata.

Il vantaggio è concreto: fino a 991 euro di detrazione se il reddito complessivo non supera i 15.493 euro, o fino a 495 euro se è compreso tra 15.493 e 30.987 euro. In presenza di certe condizioni (trasferimento in un’altra regione, contratto regolare d’affitto, residenza spostata entro tre anni), l’IRPEF può ridursi anche del 15% rispetto all’imposta ordinaria dovuta.

Perché quasi nessuno la compila

Molti contribuenti ignorano l’esistenza della casella o non capiscono come indicarla correttamente nei moduli precompilati dell’Agenzia delle Entrate. I CAF confermano che meno di un contribuente su venti richiede questa specifica detrazione, spesso perché il dato non compare in automatico nel modello predisposto dall’amministrazione finanziaria.

Dichiarazione Dei RedditiQuadro E, rigo E83: l’omissione che costa cara ai contribuenti

L’Agenzia delle Entrate segnala che l’informazione non viene precompilata poiché manca una comunicazione diretta tra contratti d’affitto registrati e anagrafe tributaria relativa ai trasferimenti di residenza per motivi professionali. Di fatto, chi non sa dove cercare perde il diritto al rimborso fiscale previsto.

L’effetto economico reale: centinaia di euro lasciati allo Stato

Una simulazione condotta dal Centro Studi CNA mostra che un lavoratore con reddito annuo lordo di 26.000 euro e canone d’affitto di 600 euro mensili potrebbe risparmiare circa 390 euro sull’IRPEF annuale semplicemente compilando correttamente quella casella. A livello nazionale si stima un mancato beneficio complessivo superiore a 250 milioni di euro ogni anno.

Reddito complessivo (€) Detrazione massima (€) Percentuale media di riduzione IRPEF
fino a 15.493 991 ≈15%
15.494 – 30.987 495 ≈7%
oltre 30.987

I requisiti nascosti dietro la soglia dei beneficiari

Per ottenere la detrazione occorre dimostrare:

  • di avere un contratto d’affitto intestato al lavoratore dipendente;
  • che il trasferimento di residenza sia avvenuto nei tre anni precedenti al periodo d’imposta;
  • che la nuova abitazione si trovi nel comune dove si lavora o in uno limitrofo distante almeno 100 km dal precedente domicilio;
  • che il contratto sia regolarmente registrato presso l’Agenzia delle Entrate.

I controlli incrociati sono possibili grazie all’incrocio tra dati catastali, anagrafe tributaria e dichiarazioni sostitutive fornite dai datori di lavoro tramite CU (Certificazione Unica). L’assenza anche solo di uno dei requisiti comporta la perdita totale del beneficio.

L’anno decisivo: cosa cambia dal modello 730/2024

Dalla campagna dichiarativa in corso, l’Agenzia delle Entrate introdurrà un nuovo alert automatico nel portale precompilato che segnalerà ai contribuenti potenzialmente idonei la possibilità di richiedere la detrazione per canoni di locazione da trasferimento lavorativo. L’obiettivo è ridurre le omissioni involontarie e rendere più equo il sistema delle agevolazioni fiscali legate alla mobilità geografica dei lavoratori.

L’aggiornamento arriva dopo anni di richieste da parte dei patronati e delle associazioni dei consumatori come Federconsumatori e Codacons, che hanno denunciato l’eccessiva tecnicità dei modelli fiscali rispetto alla reale capacità del cittadino medio di interpretarne le voci minori.

Cosa fare subito per recuperare le somme perse

I contribuenti che non hanno indicato la casella negli anni precedenti possono ancora presentare una dichiarazione integrativa entro i termini ordinari (31 dicembre del quinto anno successivo) e ottenere il rimborso dell’imposta versata in eccesso. Il modulo resta disponibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate insieme alle istruzioni aggiornate per il Quadro C.

Anche i sostituti d’imposta possono intervenire qualora abbiano gestito in busta paga trattenute superiori a quanto dovuto: basta una certificazione corretta nella CU successiva per consentire al lavoratore il recupero diretto nel cedolino mensile successivo alla presentazione della domanda integrativa.

L’occasione ignorata nella gestione quotidiana della casa

Mentre cresce l’interesse verso bonus edilizi e agevolazioni energetiche come il Superbonus o il Bonus Casa, questa piccola detrazione resta fuori dai radar della maggioranza degli italiani pur incidendo concretamente sul bilancio familiare mensile legato all’abitazione principale in affitto.

Detrazione FiscaleQuesta riga del 730 precompilato garantisce uno sconto fiscale del 50%

Nell’equilibrio fragile tra costo della vita e pressione fiscale, una semplice crocetta nella casella giusta può rappresentare la differenza tra una rinuncia silenziosa e un risparmio tangibile ogni anno sulla dichiarazione dei redditi.

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