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Pensione anticipata 2026: ecco esattamente a che età puoi andare in pensione in base alla tua situazione

Nel 2026 circa 280mila lavoratori italiani potranno richiedere l’uscita anticipata dal lavoro secondo le regole aggiornate dell’INPS e del Ministero del Lavoro, con requisiti anagrafici e contributivi più selettivi.

L’attesa riforma previdenziale che entrerà in vigore nel 2026 promette di ridefinire il concetto stesso di pensione anticipata. Dopo anni di deroghe temporanee e proroghe annuali, il quadro normativo si avvicina a un punto fermo: una nuova soglia minima di età e contributi che cambia radicalmente la pianificazione personale. Tra conferme parziali e novità sostanziali, le famiglie dovranno fare i conti con numeri precisi.

Le regole base: cosa cambia davvero dal 2026

L’INPS ha confermato che dal 1° gennaio 2026 il requisito ordinario per la pensione anticipata resterà fissato a 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, senza alcun vincolo anagrafico. Tuttavia, le opzioni flessibili come “Quota” e “Opzione donna” subiranno modifiche sostanziali.

Il Governo ha previsto l’introduzione di una nuova soglia denominata provvisoriamente “Quota 104”, che consentirà il pensionamento con almeno 63 anni d’età e 41 anni di contributi, sempre previa verifica della sostenibilità finanziaria da parte del Ministero dell’Economia.

  • Età minima: 63 anni
  • Contributi richiesti: 41 anni
  • Decorrenza finestra mobile: fino a 3 mesi dalla maturazione dei requisiti
  • Pensione anticipata ordinaria: invariata rispetto al biennio precedente

L’età effettiva di uscita: differenze tra categorie

I lavoratori del settore pubblico restano vincolati alle finestre semestrali, mentre nel privato la decorrenza potrà scattare dopo tre mesi. Per chi accede tramite misure speciali (precoci o caregiver), l’età effettiva potrà essere inferiore ai 60 anni, ma solo in presenza di almeno dodici mesi di contribuzione prima dei diciannove.

Categoria Età minima Anni di contributi Decorrenza
Lavoratori standard 63 anni 41 anni 3 mesi dopo i requisiti
Lavoratrici madri (Opzione Donna) 60-61 anni* 35 anni 12 mesi dopo i requisiti*
Lavoratori precoci/caregiver 59-60 anni* 41 anni complessivi 3 mesi dopo i requisiti*
Lavoratori usuranti/notturni 61 anni* 35-36 anni* Nessuna finestra aggiuntiva*

*Valori soggetti a revisione sulla base della legge di bilancio 2026.

I numeri dietro la riforma: chi ci guadagna davvero

I dati elaborati dall’Ufficio parlamentare di bilancio segnalano che oltre il 58% delle nuove uscite riguarderà uomini con più di 40 anni di contributi. Le donne continuano ad accedere in misura minore (circa il 32%), frenate da carriere discontinue. Gli autonomi risultano penalizzati dalle lacune contributive accumulate durante i periodi senza reddito stabile.

L’elemento divisivo resta il calcolo dell’assegno: chi sceglie l’anticipo subisce tagli medi del 4-5% per ogni anno mancante rispetto all’età piena. Una scelta che separa nettamente chi può permettersela da chi non ha margine economico per ridurre l’importo mensile.

L’impatto sui conti pubblici e sulle famiglie italiane

L’INPS stima un costo aggiuntivo iniziale di circa 1,7 miliardi nel primo anno, compensato però da un progressivo rientro attraverso minori erogazioni future. Per molte famiglie il tema non è solo quando andare in pensione, ma come mantenere un equilibrio economico durante la transizione tra lavoro e assegno previdenziale.

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Nelle simulazioni ufficiali pubblicate sul portale INPS a maggio, una persona con retribuzione media annua lorda di 28mila euro può attendersi un assegno netto mensile compreso tra i 1.350 e i 1.450 euro se accede due anni prima rispetto all’età ordinaria. Un dato che spinge molti a valutare strumenti integrativi come fondi pensione o riscatto agevolato degli anni universitari.

Cosa fare oggi per arrivare preparati al nuovo sistema

I consulenti previdenziali suggeriscono verifiche periodiche della propria posizione assicurativa entro fine anno attraverso il servizio “Estratto conto contributivo” dell’INPS. La possibilità di colmare vuoti contributivi tramite versamenti volontari o riscatto agevolato resta aperta fino al termine del triennio sperimentale previsto dal decreto attuativo della riforma.

Nella pratica quotidiana ciò significa pianificare con largo anticipo: conoscere la propria anzianità assicurativa, tenere traccia dei periodi scoperti, valutare eventuali incentivi aziendali all’esodo volontario. Il calendario delle scadenze determina differenze concrete anche nell’arco di pochi mesi.

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