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Gli italiani che vanno in pensione a 61 anni nel 2026 grazie a questa regola che pochi conoscono

Secondo l’ultimo rapporto dell’INPS, nel 2023 oltre 270000 lavoratori hanno usufruito di forme di pensionamento anticipato, ma dal 2026 una finestra nascosta potrebbe abbassare ulteriormente l’età media delle uscite.

Un cambiamento normativo passato quasi inosservato nei mesi scorsi apre la possibilità per alcuni italiani di lasciare il lavoro a soli 61 anni nel 2026. Non si tratta di una nuova riforma generale, ma di un meccanismo previsto da una regola già esistente, rimasta finora marginale perché vincolata a requisiti molto specifici e poco noti. Mentre il dibattito pubblico è concentrato su Quota 103 e sull’adeguamento all’aspettativa di vita, l’attenzione torna su un dettaglio tecnico che può cambiare i piani previdenziali di migliaia di famiglie.

La norma dimenticata nel sistema previdenziale

La regola in questione è quella contenuta nell’articolo 24 del decreto-legge n. 201/2011, meglio conosciuto come “riforma Fornero”, integrata successivamente da circolari INPS e aggiornamenti ministeriali. Al suo interno compare una disposizione relativa ai cosiddetti “lavoratori precoci” e ad alcune categorie con mansioni usuranti o gravose. È qui che si annida la possibilità di andare in pensione a 61 anni nel 2026, purché sussistano condizioni precise di contribuzione e tipologia d’attività svolta.

Il nodo centrale riguarda il requisito contributivo: almeno 41 anni effettivi senza interruzioni significative. Il conteggio include anche periodi di disoccupazione involontaria e assistenza familiare certificata, ma solo se riconosciuti dagli enti competenti. Chi ha iniziato a lavorare prima dei vent’anni, in particolare, può trovarsi nella situazione ideale per rientrare nella finestra agevolata.

Come funziona la finestra del 2026

L’INPS ha confermato che il calcolo dell’età minima anagrafica tiene conto anche dell’adeguamento alla speranza di vita Istat. Poiché il prossimo aggiornamento scatterà nel gennaio 2027, chi matura i requisiti entro dicembre 2026 potrà accedere al beneficio con le regole attuali. Questa differenza temporale crea un vantaggio che può valere fino a sei mesi rispetto alle proiezioni successive.

Requisito Valore Note operative
Anni di contribuzione 41 effettivi Senza ricongiunzioni volontarie o figurative superiori ai limiti INPS
Età minima anagrafica 61 anni Solo se maturata entro il 31 dicembre 2026
Categorie ammesse Usuranti e precoci Elenco allegato al D.M. Lavoro del 2017
Decorrenza assegno Dopo 3 mesi dalla domanda Nessun anticipo ulteriore previsto

I numeri dietro la scelta anticipata

L’Ufficio studi Itinerari Previdenziali stima che circa il 9% dei lavoratori attivi oggi possa teoricamente soddisfare i criteri della finestra del 2026. Tuttavia, meno della metà ne ha consapevolezza: un sondaggio Censis del marzo scorso rileva che solo il 42% degli intervistati conosce le deroghe previste per i lavori gravosi.

L’effetto economico non è marginale: uscire quattro anni prima rispetto alla media comporta una riduzione dell’importo mensile stimata tra il 4% e l’8%, variabile secondo l’anzianità retributiva ante-1996. La rinuncia parziale viene compensata dal vantaggio immediato in termini di tempo libero e minor carico psico-fisico, soprattutto in settori come edilizia, logistica e sanità.

I contrasti tra generazioni e territori

Nelle regioni settentrionali la quota dei potenziali beneficiari è doppia rispetto al Mezzogiorno: incide la maggiore continuità contributiva dovuta alla stabilità occupazionale. Questo squilibrio riapre il confronto tra chi teme nuove disparità territoriali e chi invece vede nella misura un atto di equità verso chi ha iniziato presto a lavorare.

  • I nati tra il 1964 e il 1965 rappresentano la fascia più interessata;
  • I comparti metalmeccanico e sanitario contano oltre un terzo delle domande potenziali;
  • Nelle aree interne del Sud le carriere intermittenti riducono drasticamente l’accesso al beneficio;
  • I sindacati chiedono una proroga oltre il 2026 per evitare discriminazioni temporali.

Cosa fare per verificare i requisiti reali

L’INPS invita gli interessati ad accedere al proprio estratto conto contributivo tramite SPID o CIE per controllare eventuali lacune nei versamenti. In caso di incongruenze occorre presentare istanza di sistemazione almeno sei mesi prima della data prevista di pensionamento, allegando documentazione lavorativa o sanitaria utile alla qualificazione come “lavoratore precoce”. Gli sportelli territoriali forniscono assistenza personalizzata anche attraverso i patronati convenzionati.

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L’Agenzia delle Entrate segnala infine che l’indennità percepita non subisce tassazioni aggiuntive rispetto alle aliquote ordinarie IRPEF; tuttavia, chi prosegue attività autonoma dopo l’erogazione rischia la sospensione temporanea dell’assegno se non comunica tempestivamente i redditi integrativi.

Percorsi alternativi se si perde la finestra del 2026

Chi non riuscirà a maturare i requisiti entro dicembre potrà valutare altre opzioni: Quota 103 (62 anni e 41 contributivi) ancora valida fino al termine del triennio sperimentale; Opzione Donna con penalizzazioni più marcate; oppure APE Sociale riservata ai disoccupati o caregiver certificati. Tutte misure soggette a rifinanziamento annuale nella legge di bilancio.

Mentre si attendono nuove linee guida dal Ministero del Lavoro, resta evidente che la finestra del 2026 rappresenta un’occasione irripetibile per una fascia ristretta ma significativa della popolazione lavorativa italiana: chi saprà riconoscerla per tempo potrà davvero smettere prima degli altri.

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