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Ecobonus 2026: l’importo esatto che puoi recuperare in base al tipo di lavori effettuati

Secondo le ultime stime dell’Agenzia delle Entrate, nel 2023 oltre 3 milioni di famiglie italiane hanno richiesto agevolazioni per interventi di efficienza energetica con importi medi superiori a 18.

000 euro.

L’Ecobonus continua ad essere uno degli strumenti più utilizzati per ridurre il costo dei lavori in casa e migliorare il rendimento energetico degli edifici. Con la scadenza del Superbonus e l’arrivo della nuova versione al 2026, cambiano però le percentuali, i tetti massimi e i criteri per accedere alle detrazioni. Capire chi guadagna e chi perde diventa quindi fondamentale per pianificare gli interventi nei prossimi mesi.

Dal 110% all’ecobonus “ordinario”: la riduzione che cambia i conti

Il periodo d’oro del Superbonus 110% si chiude nel 2025, lasciando spazio a una versione più sobria ma stabile dell’Ecobonus. Le detrazioni tornano ai livelli precedenti, con percentuali tra il 50% e il 65% a seconda del tipo di lavoro.

EcobonusRistrutturazione energetica 2026: i 4 lavori che danno ancora diritto a un contributo statale

L’Agenzia delle Entrate conferma che fino al 31 dicembre 2026 resteranno in vigore gli incentivi per i lavori su abitazioni singole e condomini, ma con regole più rigide e un controllo maggiore sulle spese sostenute. I bonifici parlanti e le certificazioni energetiche restano obbligatorie.

Intervento Aliquota detrazione Tetto massimo di spesa
Sostituzione infissi 50% 60.000 €
Coibentazione pareti o coperture 65% 100.000 €
Pannelli solari termici 65% 60.000 €
Sistemi di building automation 65% 15.000 €
Sostituzione caldaia a condensazione (classe A) 65% 30.000 €

I nuovi limiti: cessione del credito e sconto in fattura solo per pochi casi

Dopo gli abusi registrati nei primi anni del Superbonus, il Governo ha ristretto la possibilità di cedere il credito o ottenere lo sconto immediato in fattura. Dal 2024 queste opzioni sono riservate soltanto ai condomini con reddito medio-basso e agli interventi su edifici danneggiati da eventi sismici.

L’effetto è evidente: secondo un’analisi dell’ANCE, nel primo trimestre del 2024 le richieste di bonus edilizi sono diminuite del 28%. Le imprese segnalano un rallentamento dei cantieri minori, mentre cresce l’interesse per gli interventi mirati ad alto rendimento energetico.

I lavori che conviene ancora fare prima della scadenza del 31 dicembre 2026

I tecnici ENEA raccomandano di concentrarsi sui lavori che garantiscono il miglior rapporto tra investimento e risparmio energetico, soprattutto per chi non potrà contare su aliquote maggiorate nei prossimi anni.

  • Cappotto termico esterno, che può ridurre i consumi fino al 40% annuo.
  • Sostituzione degli infissi con modelli certificati a bassa trasmittanza.
  • Pannelli fotovoltaici integrati con sistemi di accumulo domestico.
  • Sistemi di domotica per regolare temperatura e illuminazione in modo automatico.

L’obiettivo resta quello fissato dal Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC): ridurre entro il 2030 almeno del 55% le emissioni legate agli edifici residenziali rispetto ai livelli del 1990.

Differenze tra prima casa, seconde abitazioni e condomini: chi recupera di più

L’Ecobonus non vale allo stesso modo per tutti. Le prime case godono della piena deducibilità fino ai limiti previsti, mentre per le seconde abitazioni l’incentivo è ammesso solo se l’immobile è abitabile e non locato a breve termine. Nei condomini, invece, l’intervento collettivo permette di sommare i massimali delle singole unità abitative.

Esempio pratico: un condominio con dieci appartamenti può arrivare a un plafond complessivo superiore a mezzo milione di euro se vengono effettuati lavori su facciata e impianto centralizzato insieme. Tuttavia la gestione burocratica resta complessa: servono approvazioni assembleari qualificate e certificazioni tecniche rilasciate da professionisti accreditati ENEA o GSE.

L’incognita post-2026: verso un bonus “verde” europeo?

La Commissione Europea ha già avviato consultazioni sulla revisione delle direttive relative alla riqualificazione energetica degli edifici pubblici e privati. L’Italia dovrà adeguarsi entro il 2030 introducendo standard minimi obbligatori.

EcobonusEcco perché migliaia di italiani stanno facendo i lavori adesso prima che l’ecobonus 2026 cambi tutto

L’Ecobonus potrebbe così trasformarsi in un incentivo strutturale legato alla classe energetica raggiunta dopo i lavori, più che alla spesa sostenuta. In questo scenario, l’efficienza verrebbe premiata anche attraverso mutui agevolati “green” gestiti da Cassa Depositi e Prestiti o da istituti convenzionati.

Nell’attesa delle nuove regole europee, chi pianifica oggi un intervento sa già che ogni mese perso rischia di ridurre la quota recuperabile: dal gennaio 2027 molte aliquote torneranno ai livelli ordinari del 36%, come previsto dalle leggi attualmente depositate al Ministero dell’Economia e delle Finanze.

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