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Ristrutturazione energetica 2026: i 4 lavori che danno ancora diritto a un contributo statale

Nel 2026 resteranno attivi solo quattro interventi di efficientamento energetico con una detrazione fino al 65 per cento e un tetto massimo di spesa pari a 96 000 euro.

Il calendario delle agevolazioni cambia ancora: dopo la stretta sul Superbonus e la riduzione progressiva delle aliquote, l’efficienza energetica domestica entra in una nuova fase. Restano alcuni incentivi, ma con regole più selettive e controlli più rigorosi da parte dell’Agenzia delle Entrate e dell’ENEA. Chi ristruttura dovrà pianificare con attenzione tempi, documenti e fornitori certificati.

Un quadro ristretto ma non chiuso: cosa resta del vecchio ecobonus

Dal 1° gennaio 2026 sopravvivono solo gli interventi di riqualificazione mirata, inseriti nel perimetro dell’Ecobonus ordinario. Si tratta di lavori che garantiscono miglioramenti misurabili sul piano energetico e che rispettano i requisiti tecnici stabiliti dal decreto MITE del 14 febbraio 2022.

L’Agenzia delle Entrate conferma che le detrazioni restano fruibili in dieci anni, con possibilità di cessione del credito limitata ai soggetti vigilati (banche, intermediari finanziari). Il nodo principale riguarda la capacità dei contribuenti di anticipare i costi senza lo sconto in fattura generalizzato.

I quattro lavori che conservano il diritto al contributo

Le agevolazioni residue non premiano più il rifacimento integrale degli edifici ma singoli interventi ad alto impatto energetico. Ecco i quattro casi ammessi nel 2026:

  • Sostituzione di caldaie con pompe di calore o sistemi ibridi a condensazione (detrazione fino al 65%).
  • Installazione di pannelli solari termici per la produzione di acqua calda sanitaria.
  • Coibentazione delle superfici opache verticali e orizzontali (cappotto termico parziale).
  • Sostituzione degli infissi con modelli a bassa trasmittanza certificata.

Ognuno richiede l’asseverazione tecnica di un professionista abilitato e la trasmissione della scheda descrittiva all’ENEA entro novanta giorni dalla fine dei lavori. Le regioni possono aggiungere bonus locali, ma sempre subordinati alla normativa nazionale.

Dove si concentra la convenienza economica

I dati diffusi dal CRESME mostrano che, rispetto al triennio d’oro del Superbonus, il volume complessivo degli investimenti privati in riqualificazione energetica si è ridotto del 42 per cento. Tuttavia le famiglie che hanno scelto pompe di calore e cappotti parziali registrano risparmi medi sulla bolletta elettrica del 25-30% annuo, secondo l’ultimo rapporto ENEA sull’efficienza energetica 2023.

L’interesse si sposta dunque verso interventi meno invasivi ma più rapidi da realizzare: in molti casi bastano due settimane di cantiere per ottenere risultati tangibili e accedere alla detrazione entro l’anno fiscale successivo.

La linea sottile tra bonus edilizi e transizione verde europea

Il nuovo scenario italiano si inserisce nel quadro del Green Deal europeo e delle direttive “Case Green”, che fissano obiettivi minimi di prestazione energetica entro il 2030. L’obiettivo nazionale resta quello di ridurre le emissioni del comparto residenziale del 55 per cento rispetto ai livelli del 1990.

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La tensione nasce tra chi chiede proroghe strutturali dei bonus per sostenere l’edilizia e chi teme squilibri nei conti pubblici. Il taglio progressivo deciso dal Ministero dell’Economia mira a contenere la spesa fiscale senza rinunciare agli standard ambientali europei.

Documentazione obbligatoria e controlli rafforzati

Dichiarazioni tecniche e tempistiche

L’invio telematico all’ENEA resta condizione essenziale per ottenere la detrazione. Occorre presentare copia della certificazione APE pre e post intervento, fatture elettroniche tracciabili e bonifici parlanti dedicati. La mancata corrispondenza dei dati può comportare la revoca totale del beneficio.

Verifiche fiscali

L’Agenzia delle Entrate ha intensificato i controlli incrociando codici fiscali dei beneficiari, dati catastali e dichiarazioni ISEE nei casi di ristrutturazioni su prime abitazioni. Secondo fonti ministeriali, nel biennio 2024-2025 sono stati effettuati oltre 30 000 accertamenti sui bonus edilizi, con un tasso d’irregolarità stimato intorno al 7 %.

Cosa cambierà dopo il 2026: scenari possibili per famiglie e imprese

Il governo ha annunciato l’intenzione di sostituire progressivamente gli incentivi diretti con un sistema stabile di deduzioni fiscali legate alla classe energetica raggiunta. Si valuta anche un fondo rotativo gestito da Cassa Depositi e Prestiti per anticipare parte della spesa alle famiglie a basso reddito.

Nelle aree interne o montane — dove il clima rigido aumenta i consumi termici — potrebbero arrivare deroghe regionali sulle percentuali ammissibili. Resta in discussione l’inclusione degli edifici rurali abitativi, oggi esclusi dalle agevolazioni principali ma centrali nella strategia contro lo spopolamento.

Lavoro agevolato Aliquota massima Tetto di spesa Scadenza domanda ENEA
Pompe di calore / sistemi ibridi 65% 30 000 € 90 giorni da fine lavori
Pannelli solari termici 65% 60 000 € 90 giorni da fine lavori
Cappotto parziale superfici opache 50% 96 000 € 90 giorni da fine lavori
Sostituzione infissi certificati 50% 60 000 € 90 giorni da fine lavori

I prossimi mesi diranno se questo modello più sobrio riuscirà a mantenere vivo l’interesse verso la riqualificazione senza alimentare nuove distorsioni tra chi può permettersela subito e chi resta fuori dal circuito dei contributi statali.

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