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Pensione 2026: il calcolo esatto che devi fare entro il 31 dicembre per andare in pensione prima

Secondo le ultime proiezioni Inps, circa 180000 lavoratori potrebbero maturare i requisiti per l’uscita anticipata nel 2026 se effettueranno un ricalcolo contributivo entro il 31 dicembre 2025.

Il tempo stringe e la confusione regna tra finestre mobili, coefficienti di trasformazione e simulazioni online. Dietro le sigle “Quota 103”, “Opzione Donna” e “Ape Sociale” si gioca la possibilità di smettere di lavorare con qualche anno d’anticipo. Ma l’errore di una cifra o un modulo dimenticato può spostare la data della pensione anche di sei mesi.

Le nuove soglie fissate per il 2026 cambiano i conti

L’Inps ha confermato che dal 1° gennaio 2026 entreranno in vigore nuovi coefficienti di trasformazione, in linea con l’aumento dell’aspettativa di vita rilevato dall’Istat. Il valore medio del coefficiente a 67 anni scenderà da 5,723% a circa 5,60%, con un impatto diretto sull’importo dell’assegno mensile.

Per chi valuta l’uscita anticipata, il nodo è doppio: da un lato i requisiti anagrafici e contributivi che restano fermi a oggi, dall’altro il calo del rendimento contributivo legato alla revisione dei parametri. Anticipare anche solo di dodici mesi la domanda può significare perdere fino al 3% del montante maturato.

Il calcolo esatto: come verificare entro il 31 dicembre

Il passaggio cruciale consiste nel ricalcolo della posizione assicurativa e nella verifica dei contributi utili alla pensione anticipata. L’operazione si effettua tramite il servizio “Estratto conto previdenziale” sul portale Inps o presso i patronati convenzionati.

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Per ottenere un risultato attendibile occorre sommare:

  • Tutti i periodi di lavoro dipendente, autonomo o parasubordinato accreditati;
  • I versamenti volontari effettuati;
  • I riscatti universitari o figurativi (servizio militare, maternità);
  • Eventuali ricongiunzioni da casse professionali.

Solo dopo questa verifica è possibile applicare la formula del calcolo contributivo secondo la regola: montante individuale × coefficiente di trasformazione. In caso di carriere discontinue, l’assistenza tecnica dei CAF consente una stima più precisa.

Anticipare conviene? I numeri dicono che non sempre

L’Osservatorio Previdenza Cgil ha stimato che chi lascia il lavoro con Quota 103 (62 anni e 41 anni di contributi) percepisce mediamente un assegno inferiore del 15% rispetto a chi attende la soglia ordinaria. Tuttavia, per alcune categorie — come operai edili e infermieri — l’anticipo resta economicamente sostenibile grazie alle indennità integrative previste dai fondi bilaterali.

Il confronto tra generazioni accentua le disuguaglianze: chi ha iniziato a lavorare negli anni Novanta subisce pienamente gli effetti del sistema contributivo puro; chi invece ha anzianità precedenti al 1996 beneficia ancora della quota retributiva. Il punto critico è proprio qui: due carriere simili possono produrre differenze fino a 400 euro netti al mese.

Le eccezioni che valgono oro: Opzione Donna e Ape Sociale

L’estensione temporanea delle misure sperimentali offre spiragli aggiuntivi. “Opzione Donna” resta accessibile alle lavoratrici con almeno trentacinque anni di contributi e sessantuno d’età (ridotta in presenza di figli). L’Ape Sociale continua invece a coprire disoccupati senza ammortizzatori, caregiver e addetti a mansioni gravose.

Misura Età minima Anni di contributi Scadenza domanda
Quota 103 62 41 31 dicembre 2025
Ape Sociale 63 anni e 5 mesi 30/36 (a seconda della categoria) 30 novembre 2025
Opzione Donna 61 (riduzioni possibili) 35 31 dicembre 2025

Tutte queste opzioni comportano penalizzazioni economiche ma garantiscono flessibilità. La scelta dipende dal reddito familiare complessivo e dalla disponibilità a sacrificare una parte dell’importo pur di guadagnare tempo libero.

Cosa succede se non si fa nulla entro fine anno

Dopo il 31 dicembre, chi non avrà presentato la richiesta o aggiornato la propria posizione vedrà applicati automaticamente i nuovi coefficienti meno favorevoli. Un ritardo nella certificazione dei contributi potrebbe far slittare l’apertura della finestra mobile al secondo semestre del 2026, posticipando così l’erogazione dell’assegno fino all’autunno successivo.

L’Inps invita già ora a controllare eventuali buchi contributivi superiori ai tre mesi. Le sedi territoriali registrano un aumento delle richieste del +28% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno: segno che molti stanno cercando risposte prima che le nuove regole diventino definitive.

I punti fermi per decidere senza errori

Tutto ruota intorno a tre numeri: età anagrafica, anzianità contributiva e data del ricalcolo. Su questi parametri si gioca ogni margine d’anticipo possibile. Chi pianifica con precisione può evitare sorprese fiscali o tagli imprevisti sul primo assegno utile.

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L’esperienza degli ultimi due bienni insegna che prepararsi per tempo permette non solo di scegliere la formula più conveniente ma anche di gestire meglio gli adempimenti collegati — come TFS nel pubblico impiego o passaggi part-time nelle aziende private — garantendo continuità economica nei mesi della transizione.

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