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Bonus animali 2026: fino a 300€ rimborsati per il tuo cane o gatto, ecco le condizioni

Nel 2026 oltre un milione di famiglie italiane potrà accedere a un rimborso fino a 300 euro per le spese veterinarie e di cura degli animali domestici attraverso il nuovo Bonus animali.

La misura, inserita nella Legge di Bilancio 2026 e gestita dall’Agenzia delle Entrate insieme al Ministero della Salute, promette di alleggerire la spesa media per cani e gatti, oggi stimata in circa 1.200 euro l’anno secondo i dati Eurispes. Il provvedimento nasce in un contesto di crescente attenzione pubblica verso il benessere animale, ma anche di forti differenze territoriali nell’accesso ai servizi veterinari.

Chi può richiedere il Bonus animali 2026

Il contributo è rivolto ai cittadini con reddito complessivo annuo inferiore a 35.000 euro che risultino proprietari o affidatari registrati all’Anagrafe nazionale degli animali d’affezione. Sono ammessi tutti i cani e gatti regolarmente identificati con microchip entro il 31 dicembre 2025.

Il rimborso copre fino al 50% delle spese sostenute, per un massimo di 300 euro per nucleo familiare, includendo prestazioni veterinarie, vaccinazioni, trattamenti antiparassitari e acquisto di farmaci prescritti.

  • Reddito ISEE non superiore a 35.000 euro
  • Animale registrato all’Anagrafe nazionale
  • Spese documentate tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2026
  • Domanda esclusivamente online tramite portale dell’Agenzia delle Entrate

Come funziona la richiesta: tempi e documenti

La domanda potrà essere presentata dal 15 febbraio al 30 giugno 2027 attraverso l’area riservata del portale dell’Agenzia delle Entrate. Il rimborso sarà erogato direttamente sul conto corrente indicato dal richiedente entro l’autunno dello stesso anno.

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Saranno necessari la dichiarazione dei redditi aggiornata, le ricevute fiscali delle spese ammissibili e la scheda anagrafica dell’animale. In caso di più animali intestati alla stessa persona, si potrà presentare una sola domanda cumulativa.

Dove si creano le differenze tra città e province

L’elemento che divide è geografico: secondo l’Istat, nel Nord Italia oltre il 70% dei proprietari effettua visite veterinarie annuali regolari, mentre nel Sud la percentuale scende sotto il 40%. Il bonus potrebbe quindi favorire chi ha già accesso strutturato ai servizi sanitari per animali, lasciando scoperti i territori dove mancano strutture pubbliche o convenzionate.

Le associazioni animaliste come ENPA e LAV chiedono che parte dei fondi venga destinata anche a campagne di sterilizzazione gratuita nei comuni con alta presenza di randagismo, sottolineando che la prevenzione sanitaria resta una priorità collettiva più che individuale.

L’impatto economico stimato: dati e previsioni

Secondo una simulazione del Centro Studi Confcommercio su dati Fnovi (Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani), se tutti gli aventi diritto presentassero domanda, lo Stato sosterrebbe un impegno complessivo vicino ai 250 milioni di euro nel primo anno. Una cifra significativa ma inferiore alla spesa complessiva del settore pet care, che nel 2025 ha superato i 3 miliardi di euro.

I veterinari sottolineano che il bonus potrebbe ridurre i casi di rinuncia alle cure per motivi economici — in crescita negli ultimi anni — migliorando la salute pubblica attraverso un maggiore controllo sanitario degli animali domestici.

Eccezioni, controlli e possibili alternative

Sono escluse dal rimborso le spese per alimentazione e toelettatura. I controlli saranno effettuati dall’Agenzia delle Entrate incrociando i codici fiscali riportati nelle fatture elettroniche dei professionisti veterinari. Eventuali abusi comporteranno la revoca del beneficio e una sanzione pari al doppio dell’importo indebitamente percepito.

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Per chi non rientra nei requisiti del bonus restano disponibili detrazioni fiscali già previste dal TUIR — fino al limite di spesa di 550 euro — o le convenzioni comunali con ambulatori pubblici a tariffa ridotta. Alcune Regioni stanno inoltre valutando misure integrative locali destinate alle famiglie numerose con più animali registrati.

Cosa cambia rispetto agli anni precedenti

Rispetto alla precedente detrazione fiscale del 19%, limitata alle sole spese veterinarie documentate sopra franchigia, il Bonus animali introduce per la prima volta un rimborso diretto in denaro e non uno sconto sull’imposta dovuta. È questo il vero punto di svolta: un sostegno immediato pensato come misura sociale oltre che sanitaria.

Anno Tipologia agevolazione Tetto massimo Soglia reddito
2024 Detrazione IRPEF (19%) 550 € spesa ammessa Nessuna soglia specifica
2026 Rimborso diretto Bonus animali 300 € erogabili <=35.000 € annui

L’introduzione del rimborso segna un cambio culturale nella gestione della cura degli animali: da privilegio individuale a voce riconosciuta nel bilancio familiare nazionale. Restano da verificare gli effetti concreti sulla partecipazione dei cittadini e sulla riduzione delle disuguaglianze territoriali nel benessere animale.

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