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Nonni 2026: lo Stato ti versa fino a 150€ al mese se soddisfi questi criteri

Secondo le stime del Ministero del Lavoro oltre 1,2 milioni di nuclei familiari potrebbero beneficiare del nuovo contributo “Nonni 2026”, con erogazioni mensili fino a 150 euro per persona.

Il programma “Nonni 2026” nasce da una misura inserita nella Legge di Bilancio 2025 e pensata per sostenere economicamente gli anziani che contribuiscono attivamente alla vita familiare. Dal primo gennaio 2026 lo Stato riconoscerà un incentivo mensile a chi risponde a precisi criteri di età, reddito e ruolo sociale. La misura, che rientra nel piano “Famiglia Attiva”, si affianca ad altre agevolazioni già esistenti per genitori e caregiver, ma introduce una novità: il riconoscimento economico diretto del tempo dedicato ai nipoti e all’assistenza domestica.

Chi può ricevere i 150 euro al mese

Il contributo spetta ai cittadini over 65 che, pur non essendo più nel mercato del lavoro, svolgono attività documentate di supporto familiare. La soglia massima è fissata a 150 euro mensili per ogni beneficiario, con importi differenziati in base al reddito ISEE e alla composizione del nucleo familiare.

  • Età minima: 65 anni compiuti entro il 31 dicembre dell’anno precedente
  • ISEE familiare inferiore a 25.000 euro
  • Presenza di almeno un minore sotto i 14 anni residente nello stesso comune
  • Attività di cura o babysitting dichiarata nel modulo INPS “Contributo Nonni”

L’INPS gestirà le domande attraverso il portale telematico dedicato, con apertura prevista dal 15 febbraio al 30 aprile 2026. Il pagamento sarà effettuato direttamente sul conto corrente dei richiedenti entro il mese successivo all’approvazione della pratica.

I controlli e le differenze territoriali

L’Agenzia delle Entrate incrocerà i dati ISEE con quelli anagrafici e previdenziali per evitare sovrapposizioni con altre misure simili come l’Assegno Unico o la Pensione Sociale. Le Regioni potranno aggiungere bonus integrativi fino a ulteriori 50 euro mensili nei territori con costi della vita più elevati, come Lombardia, Lazio ed Emilia-Romagna.

La mappa dei potenziali beneficiari mostra un forte divario tra Nord e Sud: secondo l’analisi Censis, nelle regioni meridionali oltre il 40% delle famiglie ha nonni attivi nel sostegno quotidiano ai nipoti, contro il 27% del Nord-Ovest. Una differenza che potrebbe incidere sull’effettiva distribuzione dei fondi.

Come funziona la domanda digitale

I passaggi obbligatori

Fase Periodo Soggetto competente
Registrazione SPID o CIE dal 10 febbraio al 30 aprile 2026 Cittadino richiedente
Compilazione modulo INPS “Nonni2026” dopo la registrazione INPS online
Verifica incrociata dati fiscali e anagrafici entro 60 giorni dalla domanda Agenzia delle Entrate / Comuni
Erogazione prima rata a partire da giugno 2026 Tesoro / INPS

L’intera procedura è digitalizzata ma sarà possibile rivolgersi ai patronati convenzionati per assistenza gratuita. Per i cittadini ultraottantenni è previsto un canale telefonico dedicato gestito da Poste Italiane.

I numeri che fanno discutere

I fondi complessivi stanziati ammontano a circa 850 milioni di euro per il biennio 2026-2027. Secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio, questa cifra coprirebbe solo il 70% delle potenziali richieste. L’elemento divisivo riguarda proprio la platea: chi teme un effetto discriminatorio verso gli anziani senza nipoti o con figli residenti all’estero parla di misura “a metà”, mentre le associazioni familiari plaudono al riconoscimento di un ruolo spesso invisibile ma centrale nella società italiana.

Dove nascono le tensioni e cosa cambia nel quotidiano

L’incentivo introduce un nuovo equilibrio tra politiche sociali e sostegno intergenerazionale. Da un lato alleggerisce le famiglie con figli piccoli, dall’altro crea differenze fra anziani attivi e pensionati soli. La soglia reddituale fissa a 25.000 euro lascia fuori molte coppie che vivono solo di pensione contributiva media (circa 1.500 euro al mese), generando contrasti inediti anche all’interno della stessa fascia d’età.

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L’obiettivo ufficiale dichiarato dal Ministero delle Politiche Sociali è ridurre il carico economico legato alla cura informale dei bambini sotto i tre anni. Tuttavia la misura apre interrogativi sul futuro: se la figura del nonno viene istituzionalizzata come servizio familiare retribuito, quanto cambierà la percezione stessa dell’aiuto reciproco?

Cosa resta da chiarire prima dell’avvio definitivo

Mancano ancora i decreti attuativi che definiranno le modalità di autocertificazione delle ore dedicate ai nipoti e i controlli sui casi limite — ad esempio i nonni che vivono in comuni diversi dai nipoti o quelli già percettori di assegni sociali parziali. Il calendario ufficiale prevede pubblicazione entro novembre 2025; solo allora sarà possibile conoscere con precisione i moduli definitivi e gli importi effettivi per fascia ISEE.

Nell’attesa cresce l’interesse delle associazioni pensionati (SPI-CGIL, FNP CISL) che chiedono un ampliamento della misura anche agli anziani impegnati nell’assistenza domiciliare agli over80 non autosufficienti. Se il Parlamento accoglierà queste proposte correttive, “Nonni 2026” potrebbe diventare una leva strutturale nella gestione quotidiana della famiglia italiana contemporanea.

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