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Ecobonus 2026: ecco esattamente cosa viene rimborsato e cosa non lo è più a partire da gennaio

Dal 1° gennaio 2026 cambiano le percentuali di detrazione per la riqualificazione energetica: il nuovo Ecobonus prevede rimborsi fino al 50 per cento rispetto al 65 attuale.

L’Ecobonus entra in una nuova fase, con regole più selettive su chi potrà accedere ai rimborsi e su quali lavori verranno effettivamente coperti. Dopo tre anni di transizione e numerose modifiche legislative, il Governo ha definito una versione “post Superbonus” destinata a incidere su milioni di abitazioni italiane. La misura, inserita nella Legge di Bilancio 2025 e confermata dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), mira a contenere la spesa pubblica e indirizzare gli incentivi verso gli interventi più efficienti in termini di risparmio energetico reale.

Cosa resta rimborsato: le voci confermate nell’Ecobonus 2026

Gli interventi che garantiscono un miglioramento sostanziale delle prestazioni energetiche continuano a essere ammessi, ma con aliquote ridotte. I dati comunicati dall’ENEA indicano che circa il 63 per cento dei lavori finanziati nel triennio precedente riguardavano serramenti, caldaie e isolamento termico; proprio questi settori restano nel perimetro del beneficio.

  • Sostituzione di infissi e serramenti con modelli ad alta efficienza;
  • Installazione di pompe di calore elettriche o ibride;
  • Pannelli solari termici per acqua calda sanitaria;
  • Coibentazione delle pareti esterne o del tetto se associata a un salto di classe energetica certificato.

L’aliquota base scende dal 65 al 50 per cento, con possibilità di arrivare al 60 per cento solo se l’intervento è parte di un progetto complessivo che coinvolge almeno due elementi dell’involucro edilizio. Rimane invariato il limite massimo di spesa agevolabile: 100.000 euro per unità immobiliare.

Cosa non sarà più coperto: tagli netti ai bonus “minori”

Dal prossimo anno non saranno più ammessi alla detrazione i dispositivi intelligenti come termostati connessi o sistemi domotici autonomi, se installati senza contestuali lavori sull’edificio. Esclusi anche gli impianti fotovoltaici, ormai trasferiti stabilmente sotto l’incentivo “Transizione Energetica Residenziale”.

Stop definitivo anche alle agevolazioni per tende da sole, schermature solari o micro-interventi singoli sotto i 3.000 euro. Una scelta che colpisce soprattutto chi programmava piccoli adeguamenti domestici: secondo i dati CRESME, nel biennio precedente rappresentavano oltre il 40 per cento delle pratiche presentate dai privati.

Le nuove condizioni: reddito, certificazioni e tempi stretti

L’Ecobonus 2026 introduce criteri economici finora assenti. L’accesso pieno è riservato ai contribuenti con reddito familiare inferiore a 60.000 euro annui; sopra questa soglia la detrazione scende progressivamente fino al 30 per cento. Si tratta della prima applicazione della cosiddetta “scala ISEE green”, approvata in via sperimentale dal Ministero dell’Economia.

Scadenze operative

Fase Data limite Azione richiesta
Presentazione pre-domanda ENEA 30 giugno 2025 Caricamento documentazione preliminare online
Inizio lavori certificato 31 dicembre 2025 Dichiarazione avvio cantiere presso il Comune
Comunicazione conclusiva all’Agenzia delle Entrate 31 marzo 2027 Richiesta ufficiale del rimborso fiscale o cessione del credito

I nodi che dividono: proprietari contro affittuari, Nord contro Sud

L’applicazione selettiva delle nuove regole crea disomogeneità territoriali evidenti. Nelle regioni settentrionali, dove la sostituzione degli impianti termici incide maggiormente sui consumi, il beneficio rimane interessante; nel Mezzogiorno, invece, la minor incidenza dei costi energetici riduce l’impatto economico degli interventi incentivati.

Anche la distinzione tra proprietari e inquilini genera tensione: solo chi sostiene direttamente la spesa può usufruire della detrazione, escludendo gli affittuari che desiderano migliorare l’efficienza dell’abitazione locata. Le associazioni dei consumatori – tra cui Altroconsumo e Federconsumatori – chiedono una revisione parziale del decreto attuativo previsto entro settembre.

Punto critico: addio alla cessione del credito generalizzata

L’elemento che segna il vero cambio di rotta è la cancellazione della cessione del credito illimitata verso banche o intermediari finanziari. Dal 2026 sarà consentita solo entro un numero massimo di due passaggi documentati sul portale dell’Agenzia delle Entrate. Questa misura mira a evitare frodi dopo i casi rilevati dalla Guardia di Finanza nel periodo del Superbonus.

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I professionisti del settore edilizio segnalano già un possibile rallentamento dei cantieri nei primi mesi del nuovo regime fiscale. Secondo un’indagine Nomisma pubblicata a maggio, il 58 per cento delle imprese teme una contrazione dei lavori legati all’efficienza energetica se non verranno previste garanzie bancarie agevolate.

Dove conviene ancora investire: strategie domestiche possibili

Anche con aliquote ridotte, alcune scelte restano vantaggiose sul piano economico e ambientale. La sostituzione integrale della caldaia con pompe di calore aria-acqua permette in media un risparmio annuo sulle bollette tra il 25 e il 35 per cento secondo i dati GSE aggiornati al primo trimestre 2024.

I proprietari possono inoltre valutare forme alternative come il Bonus Ristrutturazioni al 36 per cento o i contributi regionali PNRR dedicati agli edifici pubblici riconvertiti ad uso residenziale. Combinare incentivi diversi diventa così l’unico modo per mantenere sostenibile l’investimento domestico nel nuovo quadro normativo.

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